sabato 17 marzo 2018

A Munda l’ultima vittoria di Cesare

Quel che è accaduto a Munda nel sud della Spagna, è probabilmente l’ultimo atto di una lunga e sanguinosa guerra civile. A cosa porterà tutto questo, solo il tempo potrà dirlo con certezza. Cesare, l’osannato e al contempo odiato condottiero padrone del mondo, conferma il suo potere assoluto ed il processo di accentramento in corso nella Res Pubblica romana. A farne le spese sono i conservatori repubblicani di Pompeo. Questi ultimi  si erano come è noto asserragliati nella penisola iberica dopo le sconfitte subite a Farsalo e Tapso, ma erano in seguito riusciti a riorganizzarsi per metter su, grazie alle risorse della Spagna, ben tredici legioni. A guidarle vi erano i due figli di Pompeo Magno, Sesto e Gneo, oltre al comandante Tito Labieno. Cesare, al seguito di 8 legioni di veterani – molti dei quali sotto il suo comando fin dalle guerre in Gallia -  e 8000 cavalieri, era deciso a chiudere definitivamente la partita. E così è stato. Stando alle testimonianze dei sopravvissuti, Pompeo sembrava inizialmente inattaccabile per via della posizione assunta dai suoi uomini su una collinetta. Dopo alcuni giorni è avvenuto l’attacco, ma si è creata presto una condizione di stallo in cui nessuno sembrava prevalere. Come spesso è avvenuto, la tattica di Cesare è stata determinate. Assunto il comando dell’ala sinistra, mossa che ha infuso coraggio e forza ai soldati, ha portato avanti l’esercito spingendo Pompeo a togliere una legione dal fianco destro. Proprio in quel punto, invece, la cavalleria ha sferrato l’attacco decisivo. Decine di migliaia i caduti da parte pompeiana, incluso Tito Labieno, mentre Sesto e Gneo avrebbero riparato nella città di Cordoba. Ora Cesare ha mano libera in patria. E’l’inizio di una dittatura?

(17 marzo 45 A.C.)

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