mercoledì 21 marzo 2018

Chiude il carcere di Alcatraz

L’hanno soprannominata The Rock (“la roccia”, di questo era costituita in fondo) e The Fortress (“la fortezza”, isolata e inespugnabile), ma come sinonimo di durezza, in senso anche metaforico, bastava dire Alcatraz. La prima pietra venne messa in un certo senso intorno al 1850, quando la famosa corsa all’oro attirava molte navi nella Baia di San Francisco. Fu costruito all’inizio un faro, poi nel 1909 una prigione che, dopo essere stata utilizzata a scopi  militari nel 1933, dal ’34 divenne ufficialmente un carcere di massima sicurezza. Un luogo tanto sinistro quanto, in teoria, ermeticamente sigillato per chiunque vi fosse recluso. Non a caso vi erano trasferiti di preferenza individui ritenuti altamente pericolosi o che avevano più volte tentato la fuga. E molti non persero il vizio, tenuto conto che in questi anni i tentativi di evasione sono stati parecchi. Tra quelli andati a buon fine è ancora nella nostra memoria quello compiuto l’11 Giugno dello scorso anno da parte di Frank Morris assieme ai fratelli John e Clarence Anglin, che riuscirono ad evadere attraverso l’apparato di ventilazione per poi raggiungere la costa in zattera e far perdere le proprie tracce. Ma, a parte il soggettivo giudizio morale, si può biasimare chi voleva sottrarsi a condizioni detentive così disumane? Un ormai ex secondino, che vuole rimanere anonimo, ci svela alcuni dettagli: “Tenevamo i detenuti rinchiusi da soli in celle singole, piccolissime. A ogni trasgressione li portavamo in isolamento, al freddo e al buio. Per loro c’erano solo giornate intere a guardare nel vuoto, se volevano lavorare dovevano guadagnarselo comportandosi bene. La fase più difficile da gestire era il momento dei pasti. Riunivamo tutti in unica stanza e, dato che eravamo appena due o tre a tenerli d’occhio, il rischio di un tafferuglio era sempre dietro l’angolo. Quando accadeva riempivamo di gas soporifero la stanza e…(non vuole proseguire ma dallo sguardo possiamo intuire che alcuni abbiano perso la vita). Da oggi l’istituto è ufficialmente chiuso, non per scrupoli etici bensì per ragioni economiche. Troppo costoso trasportare sull’isola cibo, acqua e alimenti. L’isolamento si è rivelato, a quanto pare, un’arma a doppio taglio.

(21 marzo 1963)

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