lunedì 15 ottobre 2018

La fine di Mata Hari, danzatrice e spia

La grazia è stata respinta, e stamattina il plotone di esecuzione ha fatto il suo dovere in nome del popolo francese da lei tradito. Elegante e affascinante anche nella prigionia, avrebbe rifiutato la benda per guardare in volto i soldati incaricati di giustiziarla. Con Mata Hari muore un’icona di bellezza e sensualità, una danzatrice sublime e, macchia indelebile, una spia doppiogiochista al servizio della Germania. I siti degli svariati fan club a lei dedicati in rete si rifiutano, per la maggior parte, di giudicarla, preferendo celebrarla con i filmati delle sue esibizioni più celebri. Olandese dalla pelle scura, era nata nel 1876 come Margaretha Zelle da una famiglia in più che buone condizioni economiche. Un’infanzia difficile, i problemi familiari (i genitori si separarono, la madre si risposò con un colonnello), il trasferimento a Giava con tutti i problemi relativi all’ambientarsi in una realtà tanto diversa. Nel 1903 si era trasferita a Parigi per tentare la fortuna, che le sorrise (dopo un periodo in cui era arrivata a prostituirsi per sopravvivere) grazie all’incontro con il barone Henri de Marguerie. Divenutane l’amante, venne presentata al signor Molier, proprietario di un circo  e di una scuola di equitazione. Dapprima fu accolta come amazzone (aveva imparato a cavalcare a Giava) ma la svolta artistica avvenne quando si esibì come danzatrice in stile simil-giavanese in casa del suo datore di lavoro. Molier rimase estasiato dalla sua performance, paragonata alle movenze delle sacerdotesse di Shiva durante le loro danze rituali. Da lì ebbe inizio la sua carriera, che la portò a farsi acclamare sia in occasioni private (case di aristocratici e finanzieri) sia il locali prestigiosi. La sua fama cresceva, assieme alle schiere dei suoi pretendenti. Sul web arricchiva la sua biografia di particolari fantastici ed esotici, per far risaltare la sua immagine di misterioso e conturbante sex simbol. La Grande Guerra, poco dopo l’inizio dell’invasione tedesca del Belgio, aveva segnato in nero il suo percorso di vita. Fu il console tedesco Alfred Von Kramer ad assoldarla come spia al servizio della Germania, incaricandola di fornire informazioni. Poco dopo tramite un suo ex-amante, il tenente di cavalleria Jean Hallure (in realtà agente francese), si mise in contatto con Georges Ladoux che era a capo del controspionaggio francese. In cambio di ben un milione di Franchi, accettò di operare al servizio della Francia. Il doppio gioco andò avanti a lungo, fin quando non venne scoperta dall’addetto militare all’ambasciata tedesca Arnold Von Kalle. Seguì l’arresto a Parigi e il processo, nel quale tutti gli ufficiali francesi di cui era stata amante l’hanno difesa negando le accuse. Oggi un colpo al cuore l’ha freddata all’istante, consegnandola alla Storia e al ricordo di chi l’ha idolatrata.

(15 ottobre 1917)

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