Il razzo si solleva tra colonne di fumo e il rombo dei motori, seguito in diretta radiofonica e televisiva da milioni di ascoltatori. Dopo l’inserimento in orbita, Glenn compie tre rivoluzioni complete attorno al pianeta, osservando dall’alto continenti, oceani e nuvole in movimento. Le comunicazioni con il centro di controllo risultano regolari, sebbene non manchino momenti di tensione tecnica, prontamente monitorati dagli ingegneri della NASA.
La missione ha una durata di quasi cinque ore e rappresenta una tappa significativa nel programma spaziale americano. I tecnici seguono con attenzione i dati relativi ai sistemi di guida, alla stabilità della capsula e alle condizioni fisiche dell’astronauta. Glenn descrive la vista del pianeta come nitida e luminosa, riferendo anche piccoli fenomeni luminosi visibili all’esterno della capsula.
Al termine delle orbite previste, la capsula rientra nell’atmosfera terrestre e ammarra nell’oceano Atlantico, dove viene recuperata da unità navali predisposte per l’operazione. Le prime verifiche confermano il buon esito della missione e le condizioni stabili dell’equipaggio.
Il 20 febbraio 1962 entra così nella cronaca della corsa allo spazio come una giornata di rilievo per l’esplorazione orbitale. L’impresa non conclude il percorso, ma dimostra la capacità di inviare un uomo attorno alla Terra e riportarlo in sicurezza. Gli sviluppi futuri dipenderanno dall’analisi dei dati raccolti oggi, mentre il cielo sopra il pianeta appare ora un po’ più vicino.
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